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BASKET - NBA SHOTS
Il suo caratteristico 'skyhook', gancio-cielo, qui contro Olajuwon(Per la gioia di tutti gli appassionati del Grande Basket "a stelle e strisce", ripubblichiamo con piacere alcuni pezzi "senza tempo" del nostro mitico Peppone... La Redazione) 
Luci, boati, mormorii,gente, tanta gente, attenzione, tensione, birra, pop-corn e musica…in campo, sul parquet, 10 atleti, sudati, concentrati, si passano un pallone…
Dal centro la palla a spicchi si sposta sul lato destro e viene recapitata nelle mani di un gigante dalla sagoma inconfondibile, snella e sinuosa,con la maglia storica con il N°33 dei Los Angeles Lakers della Nba…
E’ il simbolo di una generazione, il riferimento di tutti, campioni e coach, tifosi e giornalisti da anni, molti anni... Silenzioso,immutabile,inattaccabile e immarcescibile nel tempo.
Elegante, altero, distaccato ma dalla classe sopraffina, unica in un uomo-afro alto quasi 2 e 20, asciutto, dai muscoli definiti  e…pivot di pallacanestro, nella Lega più complessa del mondo!
Fermo in “post-basso”, afferra la palla con sicurezza, finta con la testa ed il corpo verso l’interno dell’area ma poi,   improvvisamente, letta la difesa nel movimento degli avversari si volta, fissa il piede perno sinistro, appoggia la spalla ed il braccio sul petto del difensore ed allungandosi parallelamente alla linea di fondo,al massimo dell’estensione scocca un tiro da un ‘altezza vertiginosa con il braccio destro, dalla parabola impossibile ed in fase per lo più…discendente, quindi immarcabile ed instoppabile …anche tecnicamente!
Il pallone rotea ad effetto nell’aria, sembra fermarsi all'apice ma poi piomba dolcemente nel canestro…è l’ennesimo, medesimo movimento, misto di grazia, coordinazione e sensibilità del palmo della mano, che completa il lavoro di un’intera squadra e…la porta al successo!Ed è Los Angeles Lakers-Era...
Sono passati quasi 20 anni dal suo ritiro, avvenuto nell’Estate del 1989, ma l’autore di quel gesto , tecnico ed atletico al tempo stesso, detto “Sky-hook” e definito dai media”l’arma più devastante della storia della  pallacanestro”(!) è rimasto nel cuore e nel ricordo di chi ama questo sport, icona culturale e metro di paragone di chi vuole imparare i fondamentali e le regole del gioco: il suo nome è Kareem Abdul-Jabbar, 6 Titoli Nba, 6 volte “MVP”del Campionato e Professionista sino a…42 , sì 42, fantastici anni!
Se “Big”George Mikan ha creato “il Pivot” nell’immaginario collettivo, Bill Russell lo ha innalzato a “Centro-cardine”di una squadra e Wilt Chamberlain lo ha imposto come “il Gigante”per antonomasia, il colosso indistruttibile del basket, riferimento del mondo sportivo e perennemente sotto le luci della ribalta, Lew Alcindor poi Jabbar, giovane “hippy”dedito all’erba, l’Lsd, l’Islam, il Jazz e la cultura orientale, amico di Bruce Lee e Malcolm X, ha rivelato al mondo l’unico gesto la cui esecuzione non è arrestabile, la cui tecnica supplisce anche a potenziali limiti fisici, ovviamente quindi, anche alla vecchiaia di un atleta, consentendo una irripetibile longevità al suo autore!

Di fatto, se ci sono, e rimangono, dubbi su chi sia “Il Più Grande”Con il suo 'allievo' Magic Johnson
di ogni tempo, questi svaniscono, evaporano irrimediabilmente dal momento in cui prendiamo in considerazione gli “elementi”di classe,durata e tecnica:
nessuno, come Kareem, ha avuto una carriera temporale simile (..ai vertici neppure paragonabile!) ed è palese ancora oggi che non è mai esistito un giocatore capace di eseguire il gancio-cielo con la stessa efficacia, abilità o costanza!
Eseguendolo alla perfezione da ogni posizione del campo e con entrambe le mani, da sinistra o destra, in un raggio di distanza anche di 5 metri (?!) dal canestro, “The Big-Fella” ha giocato da centro dominante per tutti gli anni ’70 ed ’80, con la media di quasi 25 punti a sera, è stato il più anziano campione a vincere il “MVP Finals” a 38 anni (!!),contro Boston nel 1985, è diventato il primo realizzatore della storia (38.387 punti alla fine…), giocando 1560 partite fino appunto  a 42 anni, da 5 titolare dei Lakers in una …Finale Nba!! Incredibile…

Nell’arco di tempo che va dal 1969 al 1989, Jabbar ha incontrato tutti i mitici pivots dell’era moderna: dalla più sentita rivalità con Chamberlain al confronto con il suo“gemello bianco”di Ucla,
Bill Walton, dall’animalesco Moses Malone al “capo indiano” Parish, dal giovane Olajuwon al vecchio Artis Gilmore…
Ogni volta i Lakers, incontrastati dominatori del decennio 1979-1989, confidavano sul loro totem, che non li deluse mai.

Regalato il 1° Titolo Nba ad Oscar Robertson con i Milwaukee Bucks nel 1971, trascorse i ’70 a vincere premi personali, giocando a Los Angeles fino all’arrivo di Earvin Johnson, il futuro Magic, il quale gli restituì la voglia di tornare a vincere!
E così fu, oltre ogni fantasia, con Riley,Cooper,Worthy e Rambis, arrivarono 8 Finali e ben 5 Titoli e Kareem assaggiò la fama e la gloria definitive…
L’addio finale, tra omaggi  ed ovazioni in ogni città dove si sarebbe giocato, fu tra i più struggenti, Jabbar , per la prima volta, pianse in pubblico, confessando il suo amore per il gioco ed il suo mondo…

Eppoi…la sua vita!
Coltissimo , intelligente ed introverso al limite della patologia, impassibile perché timido e con il complesso dell’altezza fin da piccolo, contro il volere degli adorati genitori prima va fino ad UCLA, in California, sulla costa opposta alla sua Harlem,celebre quartiere nero di New York, dove conosce il sesso e le droghe, poi si converte alla religione islamica, grazie alle letture teologiche che lo ossessionano…
Personaggio dalla vita privata drammatica (Orge, famiglie diverse, figli illegittimi, l’ incendio della casa di Bel Air e di imponenti collezioni di dischi e tappeti, fallimenti economici e sinistre ed errate amicizie..), Jabbar è sempre stato affiancato e compreso da Magic, osannato dai suoi colleghi centri (come Walton, Gilmore e Shaq!), amato da intellettuali e celebrità Hollywoodiane ma, proprio a causa del suo scontroso carattere, snobbato dalla Nba, in una sorta di piccola ed indegna vendetta dell’ambiente nei suoi confronti, ripicca che , durata circa 16 anni, si è esaurita con il riconoscimento più bello ed esistenzialmente soddisfacente: Kareem è un ottimo maestro dei fondamentali , un formidabile insegnante per giovani pivots (vedi Bynum!) e tale è per i suoi Los Angeles Lakers e la Lega, ormai , non può negarlo!
In silenzio,nel nome di un mito che avvolge la sua personalità ovunque si trovi e ne definisce il fascino ed il mistero,”The Big Fella” a poco a poco è tornato...

E quando, allo Staples Center, le telecamere inquadrano la panchina dei Lakers, proprio dietro la poltroncina del nuovo asso Kobe Bryant, si staglia una figura, silenziosa ed apparentemente indifferente, pensierosa ed immobile, che ha scritto una storia,
leggendaria ed irripetibile: quella di Jabbar…e del suo Gancio-Cielo!


(Pubblicato su RosetoSportiva il 22 agosto 2008)

g.m.
RosetoSportiva.it