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BASKET - NBA SHOTS
LeBron James

Un tabù  vecchio 52 anni.
Una franchigia mai vincente ed uno Stato-pioniere e politicamente strategico, ma culturalmente complicato.
Aggiungeteci una sfida seriale impari tecnicamente.
Infine , una lotta intestina per la propria identità esistenziale, sociale e spirituale .
Una impresa titanica. Una discesa agli inferi e...ritorno.
Il vero dilemma della vita di un atleta baciato dal talento.
Poi, come d'incanto, l'esplosione emotiva a completamento dell'opera,
unica, mitica. Con la consapevolezza che il successo, soprattutto questo, non
consista negli obiettivi raggiunti,  ma negli ostacoli, imprevisti, superati.
Retorico? Certo.
Aulico? Pure.
Patetico ? Quasi sicuramente...

Nel suo pianto dirotto sul parquet dell' Oracle, non c'era solo l'essenza disperata del Michael di gara6 del 1996 , esattamente 20
anni fa, al pensiero di un padre smarrito, bensì tutto  il drammatico spirito di un emotivo e sensibile campione, nella sua esperienza di
fatale leader carismatico, di uno sport ed uno Stato in crisi socio-economica profonda.
La sua grandezza, simbolicamente, si palesa in un gesto, atletico e tempistico, unico nel suo divenire, come lui:
non é un tiro (the shot!) infatti, né un movimento spettacolare (the move!)e nemmeno un recupero difensivo decisivo (the steal!),
epicamente dettati da un MJ (1982 Ncaa- 1998 Nba), un Doctor J (1980) od un Larry Legend (1987) !
No...  
A circa un minuto e 15 dallo scadere di una gara ossessiva, tesa e annaspante, un lay-up di Iguodala sicuro e sviante, si trasforma in una delle imprese sportive più indelebili ed incredibili: LeB, il Re del basket contemporaneo (pur rimanendo Steph quello innovativo), fino ad allora incerto e scostante, appare improvviso nell'aria, sfiorando con la testa i 3,05 dell'anello, sbucando dallo schermo e  dalla sorte , per respingere due punti letali...
Una stratosferica blocked-shot ad altezze siderali, che ricaccia indietro i campioni predestinati, rifiutando l'ennesima sconfitta e
cambiando la storia della Nba!
Avevo parlato di 4 imprese impossibili da compiere  per LeBron. 
In realtà  erano ben...Sei!
Le restanti due sono,l'una quella stranota di risalire, Cavs unici dalla notte dei tempi, da un 3-1 in Finale vincendo gara7, l'altra,
bé, un pochino più...esistenziale e psicologica: uscire indenne dalla battaglia con...se stesso, riuscendo a
sconfiggere la paura di...non farcela, la lotta umana più dura per chiunque, anche per un famoso Re sportivo.
La sua gara7 non é stata come le eroiche precedenti da 41 cocuzze della serie, non é paragonabile a nessuna, una tripla doppia complessa ed una prova psico-fisica sovrumana, e non é vero che "non c'era nulla da perdere!" come tutti andavano blaterando...
C'erano la dignità e l'orgoglio di un grande uomo pure nella vita, tutta la pressione del mondo, della storia dell'Ohio e di un popolo scarico e scoraggiato dalla crisi economica e del suo vuoto passato.
Tutto sulle spalle di un colosso afro di 203 e quasi 115 kg, senza l'ombra di un padre ed un talento divino a dir poco.
Julius Erving, unico sui Media, credeva già da Maggio in lui e nei suoi Cavs.
Sì, perché "sono suoi" davvero, nell'essenza, nello spirito, il commosso e delicato coach Lue, incredulo alla fine, un altrettanto
epico Irving, mai domo, un Love critico ma protetto sul più tragico, un reietto JR da ghetto redivivo, un Tristan tappabuchi da
fondamentali 10/10, con i Jeff al ritiro piangenti, i Jones ed il resto della Gang, adoranti alfieri fedeli.
LeBron James non sale, issandosi, solo sul...Monte Rushmore di Magic Johnson o tra i primi 5 All-timer di ogni tempo del basket globale...
Compiendo una tale impresa, che negli Usa trascende lo sport, assumendo un valore anche culturale e sociale rispetto alle nostre
consuetudini ed alla concezione europea, oltrepassa appunto il valore sportivo di un Titolo Nba, trascinando letteralmente con sé un intero
popolo ed i suoi costumi.
Onore e gloria a Steph ed i GSW, ad un Dry Green "dancing bear" da 32/15 da antologia, a Liv e Barbosa, comunque. Loro ne ingigantiscono
l'impresa, a dismisura! Saranno tutti lì, sempre,ad aspettarlo, LeB, nei prossimi anni. Ma una "conquista" lunga oltre mezzo secolo, in una città ed un Paese
perdenti per antonomasia, vale 10 volte di più un Titolo a Los Angeles, Boston o Chicago, supera i confini dello sport intero e rappresenta la speranza , sana e pulita, di una  Civiltà in difficoltà.
Nel nome di un LBJ da...Statua secolare sull'Ohio River.
Proprio comeun vero... Re!
Lunga vita al... King!
Alla prossima.
Si spera.

 

g.m.
RosetoSportiva.net