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BASKET - NBA SHOTS
-20 secondi sul cronometro dalla fine del primo quarto, Golden State Warriors versus Cleveland Cavs…rematch…a Oakland. 
La Sfida dell’ultimo biennio.
Steph Curry oltrepassa la linea di centrocampo sulla destra dell’attacco e…palleggia il pallone per…sei…dico e confermo 6…volte consecutive, in fluidità totale, sotto le gambe, studiando la difesa…lo segue frontalmente, tutto rannicchiato, a 10 metri dal canestro, Iman Shumpert dei Cavs…marcatore prescelto.
D’un tratto…compie un passo e mezzo alla sua sinistra…sull’invito di pick&roll del recidivo Javalone McGee (tipico comeback dei Guerrieri), e “missilizza” Clev e LeBron da 8 metri, ben conscio dei suoi miseri 16, lui da Mvp, di media contro gli Ohio Brothers, “bestia nera” risaputa…
La realtà cestistica della Lega più famosa del globo in questione dice che, anche per il terzo anno D. C.  (Dopo Curry…ndr), con tanto di KD giunto in Baia e nonostante il cecchino Thompson, “Mister Circus” continua a far quel che gli aggrada, perseverando….anzi..con un…oltre 70 %  con i suoi lay-ups in area, “primo nella Nba”-compresi i lunghi…!!?
Tanto per ricordarci che ti può ammazzare in ogni….
La banda è capeggiata ancora da lui, LeBron segue con trepidazione, eccetera….
Solo due fenomeni così possono far tornare a scrivere uno di 50 anni suonati, che non ci guadagna una lira, si entusiasma solo per la Nba (e forse qualche buon film con attore/carisma) e pensa che , per l’intero baraccone pluristellato, ne valga ancora la pena….per sé  e chi cortesemente glielo permette, ed anche per soli e sparuti naviganti dell’etere…
Semplice e puro.
Penso che, in pieno 2017, ci sia una mezza dozzina generazionale, o poco più, di atleti irripetibili ed epocali, che avrebbero dominato anche 30 anni fa e condizionato la Nba con la loro personalità in qualunque era della storia del basket…
Un irrefrenabile Russ Westbrook da …tripla doppia di media(??) ad oltre 30/10 e 10, impallidisce anche l’epico Oscar Robertson del 1962, inducendo “the Greatest” ovvero sua lealtà MJ, ad affermare che sia l’unico ad eguagliarlo in termini di intensità e passione per il gioco, devastante in campo aperto, travolgente per la squadra e trascinante per orde di fans, annichiliti dalla sua indiscutibile energia…
Per Jimmy Harden non è più un problema in Texas, nel sistema D’antoni che gli concede la palla dall’inizio dell’azione, smazzare 12 assist per serata (1° nella lega), imbucare triple in “step-back” contro difese schierate o danzare letteralmente in “europe-step” a 28 per gara ed offrire performances da 53/16 e 17…impresa indelebile e fantascientifica, evento mai avvenuto nella storia! 
Fuoriclasse dall’eleganza eccelsa, unica al punto di fondere caratteristiche tipiche di un dolce tiratore in avvicinamento come Alex English, una point-guard come il mitico “Black Jesus” Earl The Pearl Monroe, dalla soffice virata in area, e le meravigliose “trovate” in transizione di un Magic od un Larry Legend dei bei tempi andati, con l’aggiunta della capacità “maloniana” (Karl) di accumulare falli subiti e tiri liberi a frotte, grazie al cambio di direzione e mano, caricando pallone e braccia a discapito dell’ingenuo difensore, a sua volta perennemente fuori tempo ed equilibrio…
Ma chi percepisce l’unicità di tali campioni, senza darla per scontato, al punto di annoiarsi o considerarla ovvia o fine a se stessa, ormai?
Un problema, infatti, rimane da un lato il fatto che la maggior parte della gente improvvisata sul web, non ricorda (per età) o non conosce (per superficialità) alcunchè dei giocatori e delle partite di 15/20 anni fa solamente (non parliamo di…30/35!!!), dall’altra la piena consapevolezza di ciò a cui assistono, proprio perché non ne possiedono la logica senza, per l’appunto,  il minimo punto di riferimento storico o nozionistico.
Oggi tutti commentano o calcolano cifre, ma chi, effettivamente, conosce o studia la nostra…Nba?
Per uno che segue la Nba dal 1980, questi sono ragazzi fenomenali, la scheggia impazzita del parquet ed il barbuto profeta dell’hesitation, rappresentano l’evoluzione darwiniana della specie: nessuno ha mai giocato come loro, ha accentrato e condizionato l’azione a tal punto, uscendo da tutti i preconcetti e gli schemi mentali possibili, immaginati fino ad ora…
E nonostante questo, entrambi candidati Mvp assoluti a colpi di magie, numeri fantastici ed imprese quotidiane, non sono loro a giocarsi il piatto finale e vincente:
Steph e LeB sono sempre lì, in prima fila, ancora troppo per gli altri, e non abbastanza per loro due!
Malgrado la presenza di un airone favoloso, dalle movenze feline e la scioltezza di un giaguaro, come Kevin Durant, un 2 quasi e 10 a sua volta mai osservato prima, manco fosse un diamante di 90 chili, il destino dei Warriors, futuri San Franciscani (o…schesi?), dipende ancora completamente dal folletto con lo yo-yo in mano…idem per l’Irving sempre decisivo, un Tristan-ovunque od un ritrovato Love: LBJ conduce timone e rotta, senza discussioni.
A Curry, James, Westbrook e Durant, non si può non aggiungere, in prima fila, quindi, ovviamente il citato Kyrie Irving, un Timmy Hardaway  ancora più forte fisicamente, più alto e meno veloce, ma lungamente più solido e tiratore del fu-maestro del “cross-over”, una botte di carne dalla sicurezza granitica!
Chris Paul è ancora il re dei playmaker odierni, alla ricerca di vittorie e chances per le Finali, ma forse dovrà cedere passo e testimone a tipi come Damien Lillard, il “Demon” o “Damned” da 40 punti in tutte le uscite a cena, a rischio, comunque, di assenza all’All star Game… tale l’accumulo di esterni di talento nella Western...
Sull’altra costa, non possiamo considerare nemmeno John Wall nella norma Nba, con le sue accelerazioni improvvise, forse ancor più rapide ed esplosive di zio Russ, pur non possedendone la violenta aggressività o la devastante fisicità…
Insomma, il campionato è ricco di talento e diffusamente imprevedibili sono le prospettive: vero che Cavs e Warriors se la tirano, ma anche che gli Spurs possono contare sull’ormai completo e decisivo Kawhi Leonard, apparso concreto ed incisivo come non mai, accanto ai giganti Gasol ed Aldridge.
Leonard possiede falangi delle mani da Doctor J, mezzi atletici e tecnici illimitati, con in più doti difensive scoraggianti per chiunque: il solo a poter fisicamente limitare LeBron, inducendolo a scelte meccaniche e complicate in campo. 
Ora anche i Rockets di Mike D’Antoni ed Harden danno fastidio…
Toronto tallona Cleveland, possiede un tasso offensivo superiore addirittura ai Warriors, ma non toglie dubbi riguardo ai Playoffs, DeRozan e Lowry abbagliano i più, si presentano con tutti i tasselli del mosaico…ma…

Le stelle che abbiamo citato dirigono il gioco, decidono le partite, ma non vincono da sole…il basket rimane gioco di squadra, pure (i like) Mike aveva bisogno di Da Pip o Hot Rod…
Steph può trascinare Thompson e Durant di nuovo al Titolo, idem LeBron…
Mai in passato, la palla è comunque rimasta così tanto ed in maniera gravosa, nelle mani di pochissimi eletti, il basket è molto più veloce ed atletico, ma rimane ostaggio totale di un paio di tizi che se la menano e se la giocano, innanzi a noi, consapevoli che decideranno tra loro, il futuro nei prossimi anni.
LeBron punta alla 7a Finale consecutiva, record che umilierebbe anche Russell, e non ci rendiamo ancora conto di quanto sia forte, epico, resiliente e resistente, rappresentando l’evoluzione fisica di Jordan.
Steph nasce ogni 70 anni, forse, nessuno mai ha trattato la palla a quella maniera, nessuno ci prova, nessuno mai ci riuscirà.
Of course.
 
 
g.m.
RosetoSportiva.net