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BASKET - NBA SHOTS
La corsa per gli MVP...
A proposito dell’emozionante esperienza vissuta con la visita di Kareem a Pescara, voglio aggiungere una riflessione sensata e dovuta.
Di solito, la fatale e fortunata opportunità di incontrare, nella vita, un proprio “idolo” in persona, per di più adolescenziale, può trasformarsi in una profonda…delusione!
Ovviamente, per averlo “idealizzato” fin dall’infanzia, mitizzato mentalmente per decenni, può invece disilluderci e lasciarci svuotati emotivamente, dal momento in cui “lo viviamo”, lo osserviamo “dal vivo”…
E questo, proprio perché “persona” come noi, rivelandosi essere “normale”, seppure carismatico o dalla carriera famosa, con personalità, comportamento e atteggiamenti palesemente conflittuali, difettosi o “non ortodossi” ai nostri occhi…insomma “umano”, appunto, come può accadere per chiunque, per tutti!
Confermo, qualora ce ne fosse bisogno, che nel caso del signor Abdul-Jabbar, tutto questo…non è accaduto, deludendo magari idealmente più il caro professor Umberto Eco, autore dell’affermazione “sul mito” sopracitata…
Anzi, la sua figura, come scritto, si è ingrandita, rafforzata nella mia testa, la sua “aura” di leggenda ha raggiunto e superato quella di…”icona” universalmente riconosciuta, smentendo i noiosi e fastidiosi “luoghi comuni” che lo hanno accompagnato fin dall’esordio nella Nba, nel remoto 1969….
Tale effimero pensiero, mi porge, a mia volta, l’occasione di aggiungere una, diciamo ulteriore “considerazione”, soprattutto di questi tristi tempi, nei quali l’attuale generazione vive eventi tragici e dolorosi, fatti di cronaca agghiaccianti e traumatici…in una società alienante, completamente indifferente…
I miti, in questo caso, quelli prettamente “sportivi”, aiutano….a sognare e fantasticare, ci fanno “compagnia”, affiancandoci nella vita…di tutti i giorni, sostituendo o andando oltre tablet e social-media…
Al sottoscritto, lo Sport (così come il Cinema, la Musica e la Storia della Cultura….), ha offerto serenità e felicità, consolazione e speranza, immaginazione e salute, non solamente “mentale”.
In particolare il basket, mi ha “donato” la possibilità “fisica” di….giocarlo, fino alla soglia dei 50 anni…ed è così che volevo iniziare:
il basket Nba è la quintessenza della fantasia e dello spettacolo….e tale è rimasto, per me, ancora oggi.
Spero, lo possa essere o diventare, anche per voi…più giovani, che leggete queste anacronistiche “righe”…

La corsa al MVP, quest’anno, è come non mai materia di polemiche e discussioni varie, ed il motivo è tanto logico quanto contorto:
troppi i veri talenti, e talmente forti ed originali, in grado di offrire prestazioni al limite dell’impresa storica, da confonderci e lasciarci…perplessi!
I dubbi sono, e rimangono, innumerevoli.
Ma noi, proviamo a…descriverli.
Il primo, di cui tutti parlano, è Russell Westbrook!
Ovvio. Nessuno, da 55 anni, è stato in grado di “riportare” statisticamente, lungo l’intera “Regular Season”, una “tripla-doppia” in punti/rimbalzi ed assist, di media! Non rinvenuto. Giammai.
31 punti, 10 carambole ed altrettanti passaggi smarcanti sono lì, ad aspettarlo e meravigliarci…tutte le sere che arrivano negli Usa!
Per dirvene due: Valanciunas, centro di Toronto, alto più di 2 e 13, prende un rimbalzo in…meno (??)- LeBron, due rimba e due assist meno…di lui!!!
La sua grandezza non consiste, però, nei numeri….
Sono la sua personalissima intensità di gioco, la passione che ci mette, l’energia straripante in ogni azione, l’irrefrenabile volontà di andare al ferro, un coraggio da leone ed una esplosività meta-fisica, a renderlo unico, nel nostro immaginario…
Le sue prestazioni , atletiche e balistiche, si enfatizzano, se andiamo a considerare il “passato”, quella Storia Nba tanto affascinante che insegna.
Ai tempi di…Oscar Robertson, le squadre tiravano con nemmeno il 40% dal campo, dominato da giganteschi pivots come il rapido Russell, il colossale Wilt Chamberlain, il granitico Walt Bellamy…tra esterni di 1 e 90 scarsi, ad un ritmo lento o medio a centro campo, in cui l’iconico, epico Jerry West, con il suo terrificante arresto e tiro in sospensione, decideva le gare, dominando come un Jordan bianco dell’era “sweet sixteen”!
Le difese erano costantemente “schierate”, gli attacchi “farraginosi”…
Il favoloso “Big O”, con i suoi 195 cm. buoni ed il suo quintale, una sottospecie di Magic “ante litteram”, un corpo compatto da pugile, una forza fisica da “defensive back” della Nfl ed un gioco fatto di contati fisici e duelli tecnici con smilzi e goffi difensori bianchi, la faceva altrettanto da padrone, con 30,8/12,5 e ben 11,4 assist per cena.
Un’impresa non facile nemmeno nel 1962, ma comunque in un contesto quasi ai primordi, dove nemmeno i 100 punti di Wilt, con i suoi 50,4 di media e oltre 25 rimba(??!) od i…38 onesti con 18,6, di uno stupefacente Elgin Baylor (!?), “all- around” unico ai tempi, furono sufficienti a garantire il trofeo di…Mvp!!  Dovete crederci.
Quello, per la cronaca, lo vinse mister Bill Russell, “uomo-squadra” del secolo XX, con oltre 23 rimbalzi, ma nemmeno 19 punti e, mai sapute, quante…innumerevoli, stoppate!!!
Oscar Palmer Robertson, oggi 78enne, ha ammesso di “tifare apertamente” per Russ, considerandolo nettamente “il più spettacolare per la tv ed il più dominante tra le guardie”, ed inviando un messaggio inequivocabile al mondo:
- “Oggi, il pubblico è più competente dei miei tempi, tutti sanno e pensano che Westbrook sia il reale Mvp della Lega!”
Rimarcando pure che, sin d’allora, ai fini della nota “nomina”, si è sempre privilegiato il numero di vittorie ed il grado di successo dei teams d’appartenenza, piuttosto che il talento, il genio, il carisma o la prestazione individuale delle grandi “stelle” in giro…
Westbrook ha raggiunto, nel frattempo, le 37 “double/triple”, a sole 4 dal “record ogni epoca” di “Big O”, fermo a…41 in una singola annata.
Nota : Oscar riusci a vincerlo, il premio di Mvp, solo nel 1964, comunque in piena era West-Baylor--Russell-Chamberlain. Mica uno scherzo.
Inoltre, ha ragione: da sempre contano vittorie, statistiche e comportamento “idoneo”, meno “leader-ship” e talento, dominio tecnico e fisico, “records” o spettacolarità, molto meno.
Aggiungerei che, dal 1980, sarà accaduto due, tre  volte nemmeno, che sia stato premiato qualcuno che non fosse tra le prime due/tre posizioni in classifica di squadra…”da Titolo”. Criterio anche ottuso che, in un recente passato, ha privato del meritato Mvp gente come Jason Kidd o Dwyane Wade, o “premiato solo una volta” tipetti come Kobe Bryant e Shaquille O’Neal…assurdo.
Se consideriamo, per di più, che da quest’anno il trofeo verrà concesso soltanto alla conclusione dell’intera stagione e dei Playoffs, comprese le Finali, allora il favorito, in tal caso…non è più il nostro pazzo Russ, bensì…
“The Beard” James Harden, leader e capo indiscusso dei Rockets!
Houston è infatti terza in Campionato, e lo rimarrà, alle spalle dei soli Warriors e Spurs, con un record “vinte/perse” addirittura migliore dei Cavs o di Boston…ad Est!
Gli OKC di Westbrook sono indietro, tra il 6° ed il 7°, nella “zone”…
Il Barba è una macchina da punti (2° con 29) e passaggi vincenti (1° con oltre 11!), a 8 rimbalzi ed un “gioco in transizione” totalmente nelle sue mani…delegatogli, da coach D’Antoni, sin dall’inizio dell’azione.
Elegante, dall’immenso equilibrio, furbo, inossidabile ed anche fisico, vive di contatti e penetrazioni, quindi di falli, con qualche bomba dalla distanza…spezzagambe! Già parlato ampiamente di lui.
Per Kobe, loro estimatore, sarebbe da premiare contemporaneamente con Russ, per la prima volta nella Storia del Basket!
In verità complesso, il discorso sulla coppia: dagli esperti, considerato più di squadra, da premiare perché meno egoista e dannoso, Jimmy è più stimato nettamente e piace tanto agli esteti e formali scettici delle percentuali o “forzature” dell’atipico epigono spasmodico dell’Oklahoma!
Per chi ama  un campione a “tutto campo”, cioè sui due lati del parquet, la scelta è, al contrario, univoca:
Kawhi Leonard, leader Spurs del post-Duncan!
Già Mvp della Difesa per due anni, nonché “Mvp Finals” nel 2014, ormai conclamata “All Star”, è l’unico in grado sul pianeta di limitare lo strapotere fisico di LBJ, segnare 25 punti e chiudere tutti gli spazi nella sua area, con l’aggiunta della mano alla Erving e le acrobazie classiche dei suoi anni…ottima scelta! Anzi, è probabile che la critica lo voti, all’unanimità!
Dedicati a Steph e Leb interi capitoli, assodato che si gestiscano per i Playoffs, rimangono due “outsiders” fantastici:
l’uno, Isaiah Thomas, scheggia impazzita da quasi 30 di media, dei Celtics al vertice Eastern, l’altro, John Wall, sottovalutato “schizza-palle” dei Wizards, ora pure…terzi!!!
Non li premieranno mai, ma dimostrano una sola ed unica cosa: 
la Nba ne crea uno …al giorno. 
E questo, siatene certi, non finirà mai.
 
g.m.
RosetoSportiva.net